Metalinox di Fiumicello, orgoglio friulano per combattere la crisi

21 Settembre 2022
di Giovanni Marzini

Metalinox di Fiumicello, orgoglio friulano per combattere la crisi

Le strepitose pesche di questa fetta di Friuli crescono nei frutteti attorno all’edificio di vetro e metallo che ospita la Metalinox, un’azienda che in pieno Covid doveva festeggiare 40 anni di attività.

Bcc Metalinox

Non abbiamo potuto brindare, ma ci rifaremo tra poco, in ottobre: faremo la festa dei 40 + 2”! Esordisce così Andrea Zampar, 63 anni col capello un po' lungo ad incorniciare un volto che dimostra qualche lustro di meno. Indossa la polo d’ordinanza dell’azienda. E quando vede il fotografo che ci accompagna per questo servizio, si scusa per il suo dress-code.
Va benissimo così, precisiamo subito. E gli chiediamo da dove vuol iniziare per parlarci dell’azienda che ha creato e presiede.“Non certo raccontandovi la nostra storia –attacca risoluto– perché preferisco guardare al futuro, piuttosto che al passato”. E allora scopriamo subito che oltre alla fabbrica di Fiumicello, Metalinox comprende una realtà quasi gemella in Veneto, a Conegliano. Si chiama Inoxking. Assieme al suo socio fatturano oltre 30 milioni di euro l’anno, 22 dei quali nell’azienda che ci ospita. “A Fiumicello lavorano 130 persone, praticamente tutti operai del territorio. 70 operano in Veneto”. A Fiumicello Metalinox segue la trasformazione dell’acciaio inossidabile e fornisce materiale lavorato per il settore medicale, l’agricoltura, il mondo del catering e del food. In Veneto invece il metallo lavorato è destinato a navi da crociera, nuove o soggette a refitting. Cucine, porte e cabine a bordo portano il marchio Inoxking.

Due aziende che hanno saputo gestire al meglio la pandemia.

Chiediamo a Zampar come sono stati capaci di gestire i due anni di pandemia, ma ci interrompe subito…
“Dalla crisi non siamo ancora usciti, anzi. La guerra in Ucraina è ben peggiore del Covid. Se la pandemia siamo riusciti a superarla compattandoci bene grazie agli ordini fatti in precedenza dai clienti e riuscendo quindi a chiudere comunque i bilanci in attivo, adesso la guerra rischia di metterci veramente in difficoltà. Sembra assurdo, ma dovete credermi se vi dico che dall’Ucraina arriva quasi tutto. Un esempio? Le scocche dei macchinari oppure i componenti delle macchine che stampano i microchip, piuttosto di quelle che servono a piegare le lamiere. Il 90 per cento di tutto questo arrivava dalle zone dove adesso si combatte…”.

Le conseguenze…?
“Il mercato si fermerà, almeno per i prossimi tre o quattro anni. Rischia di fermarsi la grande industria, ma sappiamo bene che se questo accade poi la ricaduta va a colpire tutti i più piccoli, quelli che fanno componenti per le grandi aziende”.

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La guerra in Ucraina sarà peggio del Covid.

E poi c’è il problema energia…
“Vuole delle cifre? Da 24mila euro al mese che pagavamo in media di bollette, siamo passati all’ultima che è di 104.700 euro. Come possiamo sopperire al quadruplicarsi di una simile spesa? Non sempre i clienti sono disposti ad accettare un inevitabile aumento dei prezzi che noi dobbiamo applicare. E non basteranno eventuali aiuti…”

Vi rifugerete su altre forme di energia, le rinnovabili ad esempio?
“Ci stiamo già lavorando, con un impianto fotovoltaico da installare per provvedere alle nostre necessità energetiche. Partiremo al più presto e dai nostri calcoli sono spese che potremmo ammortizzare nell’arco di tre anni”.

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Dobbiamo credere nell’Europa perché senza non saremmo qui.

C’è il simbolo dell’Unione Europea e quello del Friuli nella maglia che indossa…
“Devo credere nell’Europa. Noi con l’Europa lavoriamo e se non ci fosse, al posto della Metalinox qui ci sarebbe un campo di pannocchie. C’è anche il simbolo del Friuli in questa nostra maglia e siamo orgogliosi della nostra appartenenza regionale ed europea”.

Legati al territorio e principio di appartenenza, concetti che ritrovate nella BCC di Staranzano e Villesse della quale siete clienti e soci…
“Sarò schietto e molto diretto anche su questo tema. Premetto che BCC è una grande banca e aggiungo che sono certo si possa continuare a lavorare assieme in futuro, nella convinzione che si possa fare ancor di più”.

L’ultimo gioiello di casa, un laser da 1 milione e mezzo.

Poi Zampar ci guida nel grande padiglione dove ci sono macchinari di ultimissima generazione. Vuole mostrarci l’ultimo arrivato in casa Metalinox: si tratta di un laser di taglio. Un macchinario che una volta programmato può lavorare senza intervento dell’uomo.
“È un gioiellino per il quale non ho dormito la notte per diversi giorni prima di deciderne l’acquisto. Vuol sapere quanto costa? Oltre un milione e mezzo di euro. Non ce ne sono al momento altri simili in Italia. Un investimento importante per la Metalinox”!

E allora, l’augurio di dormirci sopra, nonostante il periodo complicato, è per lo meno doveroso…

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