La signora del teatro

Ideale ha intervistato l'attrice triestina Ariella Reggio

27 Ottobre 2026 di Giovanni Marzini
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La Stagione della Contrada

50 anni e non li dimostra, perché lo spirito è rimasto quello degli esordi per questo teatro Stabile di Trieste, più attivo e produttivo che mai. Una stagione iniziata con un classico dialettale per la star del Teatro Bobbio, quella Ariella Reggio protagonista della storia di copertina del numero natalizio di IDEALE che chiude con la città di Trieste gli speciali dedicati ai 130 anni della nostra BCC e che offre un cartellone ricchissimo, arricchito da eventi speciali e titoli fuori abbonamento con personaggi di indiscusso spessore.

12 spettacoli di stagione, 14 eventi speciali e 3 spettacoli fuori abbonamento costituiscono il menù di una ricchissima stagione alla quale va aggiunto il cartellone della rassegna proposta al Teatro dei Fabbri e gli appuntamenti con il Teatro Ragazzi: quest’ultimo si dividerà tra il Bobbio di via Ghirlandaio e il palcoscenico di via dei Fabbri.

E anche per questa stagione teatrale BCC Venezia Giulia è al fianco de “La Contrada” sostenendone l’attività anche con un’offerta speciale per i clienti della banca con sconti su abbonamenti e biglietti. Maggiori informazioni se www.bccveneziagiulia.it oppure infomkt@bccveneziagiulia.it


Campagna abbonamenti 2026/2027

Anche quest’anno BCC Venezia Giulia conferma la collaborazione con il Teatro La Contrada di Trieste. Soci e Clienti potranno acquistare direttamente in filiale abbonamenti e biglietti a condizioni agevolate, corrispondenti alla categoria CRAL/associazioni convenzionate. Al termine della campagna sarà possibile anche acquistare biglietti ai singoli spettacoli.


Perché Ariella Reggio? Perché a 90 anni (abbiamo il permesso di svelarne l’età) chi meglio di lei può raccontarci Trieste e l’amore di una città verso tutto quanto è cultura: teatro, letteratura, storia, tradizioni…
Ideale l’ha scelta come testimonial di una fetta di storia a cavallo tra secondo e terzo millennio, perché un personaggio che per quasi 70 anni ha calpestato le travi di un palcoscenico conosce meglio di chiunque altro l’umore, il carattere, i pregi e i difetti di un’intera città.

Signora Reggio, iniziamo con la più difficile delle domande: trovi un aggettivo per descrivere Trieste…
“Mamma mia, che domanda difficile. Dovevo prepararmi in anticipo. Ma ci provo: direi un po’ pazza, strampalata. Può bastare”?

E per i suoi abitanti, i triestini…?
“Raccolgono il meglio ed il peggio di tutto”!

“Ho sempre voglia di tornare in scena, il palcoscenico è la mia adrenalina. Mi auguro che resti ancora così, per più tempo possibile.”

Cominciamo subito bene. Forse ci siamo già pentiti di averla scelta come testimonial…
“Rispondo come rispenderebbe un triestino: senza troppi giri di parole, in modo brusco, ma diretto. Questo però è un pregio. I difetti li trovi in una certa rudezza, quando magari servirebbe uno stile diverso. Ad esempio un pizzico di gentilezza in più. Ma questa evoluzione (o involuzione) è figlia dei tempi. Noto un certo malessere, soprattutto nei più giovani, che sfocia a volte nella maleducazione. Ma credo non sia solo un problema triestino…”

Lei col suo lavoro ha girato molto. Cosa porterebbe a Trieste di quello che ha respirato altrove?
“Mi trovo meravigliosamente bene al sud. Probabilmente non ci vivrei, ma mi piacerebbe che Trieste respirasse un pò l’ironia delle città meridionali. Magari l’autoironia, prendendo a volte le cose con un pizzico di leggerezza in più”.

Ma allora, il famoso “viva la e pò bon”?
“Esatto, ed i nostri Lino Carpinteri e Mariano Faraguna ce l’avevano insegnato in passato, con le loro storie…”

Siamo arrivati proprio lì, dove tutto è iniziato o quanto meno ha accompagnato parte della sua carriera. Ce ne vuole parlare…
“Quei racconti sono arrivati a teatro con Francesco Macedonio, ma in precedenza i racconti della coppia Carpinteri-Faraguna sono stati una pietra miliare della cultura, non solo teatrale, di questa città. Perché le loro gag avevano anche un fondamento storico di grande valenza per le terre che si affacciavano sul nostro mare. Non posso non citare Un paio di calze di seta di Vienna che resta forse il lavoro più rappresentativo scritto per noi attraverso la regia di Orazio Bobbio, posizionandolo nella storia di Trieste”.

Come è cambiato il teatro (non solo a Trieste) negli ultimi anni?
“E’ inevitabile che subisca l’attacco o l’invasione di televisione e cinema. Io infatti continuo a suggerire a chi vuole avvicinarsi a quest’arte di prediligere quello che chiamo il vivo. Stare su un palco, parlando direttamente al pubblico che è in platea. E vedrete come nel giro di pochissimo tempo cinema e tv resteranno ostaggi dell’intelligenza artificiale. Utile, ma pericolosa al tempo stesso.”

Ariella, ha fatto un conto di quanti anni ha passato calcando un palcoscenico…? (Pausa e sorriso!)
“Il primo contributo ENPALS io l’ho avuto nel 1956. Fate pure voi i conti…! Vi aiuto, avevo 20 anni”.

Dove inizia la sua carriera?
“In città, alla RAI, in quella che allora si chiamava Radio Trieste”.

E poi tanto teatro, un po’ di cinema, ma anche quella TV che inevitabilmente l’ha fatta conoscere in tutta Italia, ma non solo. Mettiamo sul podio i lavori ai quali è più affezionata…
“Non posso fare una classifica. Ma avendo iniziato al teatro Stabile non posso non citare La storia di Bertoldo, di Fulvio Tomizza. Dove ho conosciuto Orazio Bobbio (n.d.r. e arriva un sorriso che commuove!). E poi proprio l’ultimo spettacolo fatto con Orazio, Renzo e Anna di Furio Bordon”.

E poi, la televisione, con una fiction indimenticabile…
“L’unica che ho fatto, Tutti pazzi per amore, dove facevo la parte di una vecchia zia napoletana…, per la regia di Milani”.

E il cinema, dove lo mattiamo? E qui arriva la sorpresa finale…
“Ho lavorato con Beppe Battiston e… forse ci sarà anche qualcosa in serbo per l’immediato futuro”.

Mi scusi, signora Reggio, ma dove trova tutta questa forza per aver voglia di tornare ancora in scena?
“Bella domanda. Perché quando sono a casa non ce l’ho. Diciamo che il palcoscenico è la mia droga. La mia adrenalina e mi auguro che resti ancora così, per più tempo possibile”.


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