Martina Michelin, la materia che racconta emozioni e trasformazioni

Oltre la tela, un'esperienza di consapevolezza e creatività.

28 Luglio 2026 di Ivan Bianchi
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contributo fotografico
FOTONADIA Staranzano


“Come sempre suole accadere in un lungo viaggio, alle prime due o tre stazioni l’immaginazione resta ferma nel luogo di dove sei partito, e poi d’un tratto, col primo mattino incontrato per via, si volge verso la meta del viaggio e ormai costruisce là i castelli dell’avvenire”. Ma la meta, è ormai chiaro all’uomo contemporaneo, è il viaggio stesso e l’immagine proiettata da I Cosacchi di Lev Tolstoj può prendere forma anche di un quadro.

Sì, una creazione artistica che diventa essa stessa foriera di un viaggio, in questo caso empatico, spirituale e mentale, anamnestico per chi lo realizza: lo sa bene Martina Michelin, artista bisiaca che artista non vuol essere chiamata. “Lo sono – specifica fin da subito – e dentro mi sento un’artista ma nel senso più vivo del termine perché con quanto faccio posso esprimere cosa penso e creare qualcosa che ritengo mio”.

Nata a San Pier d’Isonzo nel 1980, Martina Michelin è un’artista visiva friulana che ha costruito la propria ricerca attorno al rapporto tra materia, colore ed emozione. Il suo percorso nasce dall’incontro con la ceramica, esperienza maturata fin dall’infanzia nel laboratorio della scuola paesana intitolata a Germano Masetti, dove sviluppa il primo legame con la manualità e con le potenzialità espressive della materia.

Dopo una formazione e un’esperienza professionale nel campo della comunicazione visiva e della grafica, nel 2017 torna alla pittura dando nuova forma alla propria ricerca artistica. Nel 2018 nasce il progetto “MyOm Arte Grafica”, attraverso il quale unisce produzione pittorica, sperimentazione e attività dedicate alla creatività.

Le opere di Michelin nascono da un dialogo continuo tra segno e materia

La sua arte si caratterizza per un linguaggio materico e contemporaneo, costruito attraverso tecniche miste, stratificazioni, acrilici e interventi sulla superficie della tela. Le opere di Michelin nascono da un dialogo continuo tra segno e materia: crepe, rilievi, sovrapposizioni e frammenti diventano elementi narrativi capaci di raccontare cambiamento, memoria, fragilità e rinascita.

Al centro della sua produzione c’è una dimensione fortemente emotiva, nella quale il colore diventa strumento di esplorazione interiore e la superficie pittorica uno spazio in cui lasciare tracce di vissuto e trasformazione. Tra i cicli più significativi della sua ricerca figurano “Fuori dalle righe”, dedicato alla libertà espressiva e al superamento degli schemi, e “Anatomia di un risveglio”, percorso incentrato sull’identità e sui processi di cambiamento personale.

Parallelamente all’attività espositiva, Martina Michelin porta avanti anche progetti di pittura emozionale e laboratori creativi, nei quali l’arte diventa occasione di incontro, relazione e consapevolezza.

Attiva in Friuli Venezia Giulia, Michelin continua a sviluppare una ricerca personale in cui la materia è un elemento tecnico quanto un vero e proprio linguaggio: una superficie viva attraverso cui raccontare ciò che spesso rimane nascosto, trasformando il gesto artistico in un percorso di ascolto e scoperta.

Il rapporto con BCC Venezia Giulia è qualcosa di profondo e che parte da lontano. “Va avanti da anni e con l’istituto c’è reciproca stima – precisa – e collaborazione”. Non solo con la responsabile di filiale di Ronchi dei Legionari, Barbara Morsan, che da quattro anni segue la realtà ronchese nella quale Martina è socia, “ma anche con i predecessori. Mi hanno sostenuta sempre e aiutata nella sistemazione di quello che è il mio attuale studio e di casa”.

Il rapporto con BCC Venezia Giulia è qualcosa di profondo e che parte da lontano.

“Martina – come racconta la stessa Barbara – è una donna piena di iniziative e di entusiasmo, sempre con idee e proposte nuove. Con lei c’è un rapporto di grande collaborazione e si è instaurata anche una relazione di amicizia molto piacevole”.

Come detto, dalla grafica alla pittura, Michelin nel corso del tempo ha ampliato il proprio spettro artistico: “Per me – racconta – l’arte non è tanto l’artista arrivato quanto un mezzo per potersi comprendere e far capire come ci si sente”. Fondamentale, nel corso del tempo, il lavoro con le emozioni. Esempio è “Lo specchio liquido”, un luogo nel quale “le persone possono essere loro stesse, sentire, farsi sentire e rallentare. C’è un grande bisogno nel nostro mondo di fermarsi e ritrovarsi e lo facciamo sia nella pittura che nella scrittura”.

L’arte, insomma, come momento di “respiro e rigenerazione, anche nei laboratori di pittura emozionale che propongo” in vari Comuni del territorio e anche con privati. “Il più toccante l’ho realizzato a Ronchi dei Legionari all’interno della Residenza protetta Corradini con gli ospiti anziani che hanno imparato ad esprimersi e a raccontarsi. Ricordo distintamente un’operatrice mettersi a piangere nel momento in cui una donna, colpita tempo prima da un ictus, ha iniziato nuovamente a scrivere”.

In questo percorso si inserisce il volume “Stanze, pozzi e sigilli” che racconta il proprio percorso di conoscenza personale e interiore, lo stesso che adesso Martina propone a chi si avvicina al suo stile artistico. “Le stanze sono i nostri ricordi, i pozzi il poter entrare in essi e capire l’effetto che hanno su di noi, spesso inconsciamente, mentre i sigilli sono quanto imparo nel momento in cui decido di fare luce all’interno dei pozzi”.

Michelin, tra arte per se stessi, per gli altri e con gli altri, guarda ancora avanti: “Ciò che vedo – ammette – è un progetto molto grande. La filosofia che propongo sta trovando molto apprezzamento e coinvolgimento di enti pubblici e privati e vorrei si potesse arrivare a un centro di rigenerazione delle arti”. In ciò il percorso “Amati”, inteso come acronimo nel quale la A sta per Ascolto, quindi M, Mente e memoria, A per Attraversare, T per Trasformazione e, infine, I per Identità, dove l’accento si sposta creando un gioco di parole: àmati come imperativo, all’inizio di quel percorso che poi si conclude con amàti, ovvero la consapevolezza di sé stessi e dell’essere, appunto, amati.

“Il mio sogno – conclude – è di poter creare un centro con professionisti nel quale la filosofia di autocomprensione diventi un vero e proprio percorso riconosciuto”. Per ora, tra il futuro corso all’Ute di Monfalcone e il lavoro nel laboratorio di via Aquileia a Cassegliano, Michelin continua a proporre con successo non solo le proprie opere ma, nell’ottica di “non fermarsi all’esposizione, che non ho mai sentito totalmente mia”, come rileva lei stessa, l’idea che scrittura e pittura – in modo più ampio, “le arti” – siano e rimangano per prima cosa un percorso personale e, poi, qualcosa di bello da leggere o da vedere.


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