Dinastia Martinolich: gente di mare

18 Dicembre 2020
di Fabiana Martini

Dinastia Martinolich: gente di mare

La storia di un'importante azienda di navigazione, oggi socia della nostra Banca, dal mare di Lussino al nostro territorio.

Bcc Nave

È tramontata negli anni l’attività sul mare di una delle famiglie che hanno fatto la storia della navigazione nostrana, la famiglia Martinolich: ha rinunciato alle navi e si è data agli immobili, ma non ha rinunciato ai tramonti sul mare, che ancora scaldano le giornate di Silvio Martinolli, pronipote del capostipite Carlo, che continua a lavorare nel palazzo di via Venezian 1 acquistato dal nonno, anche lui Carlo, negli anni Trenta del secolo scorso. Ma procediamo con ordine. Correva l’anno 1876 e Carlo Martinolich da Lussino, marinaio, con i soldi ricevuti in prestito dal suocero acquista una piccola barca a vela e comincia a fare su e giù per l’Adriatico trasportando vinacce. I commerci si espandono e la flotta aumenta: ad un certo punto arriva il ‘Flink’, il primo battello in ferro costruito a Lussino, una sorta di Silicon Valley del mare, che all’inizio generò non poco scetticismo, perché nessuno davvero credeva… che il ferro potesse galleggiare! Ed ecco la guerra, il primo conflitto mondiale, con tutto il carico di morte e distruzione: affondamenti, sequestri, navi bloccate in rada. Si dovette ricostruire tutto, affrontando al contempo il primo passaggio di testimone, da Carlo a Carlo: il nome è lo stesso, ma non è la stessa l’esperienza in mare, compensata tuttavia da un buon senso degli affari che conferma la Martinolich un’azienda florida e fa dei titolari una famiglia importante a Trieste, dove nel frattempo si erano trasferiti. Non c’è tempo per tirare un sospiro di sollievo che un’altra guerra bussa alle porte: anche stavolta molte delle navi dei Martinolich vennero affondate, in questo caso dai sommergibili inglesi. I danni, però, furono risarciti dalle assicurazioni (per ironia della sorte anche quelle inglesi) in tempi molto rapidi con delle somme che consentirono di comprare degli immobili per diversificare gli affari, una base su cui l’azienda opera ancora oggi.

Correva l’anno 1876 e Carlo Martinolich, acquista una piccola barca a vela.

I danni, però, furono risarciti dalle assicurazioni (per ironia della sorte anche quelle inglesi) in tempi molto rapidi con delle somme che consentirono di comprare degli immobili per diversificare gli affari, una base su cui l’azienda opera ancora oggi. Nel secondo dopoguerra ci fu una nuova rinascita che sfruttò i traffici nordatlantici: nei registri conservati in via Venezian che Silvio Martinolli mi fa vedere si possono leggere le rotte –dall’Europa verso gli Stati Uniti e ritorno– e la merce trasportata: di solito dal Nord America arrivava, nel Vecchio Continente assai bisognoso di generi alimentari, il grano, mentre da qui partivano carichi di carbone. Tutto ciò durò fino agli anni Sessanta, quando fu acquistata l’ultima nave, la più grande ma anche la più sfortunata, che in seguito alla crisi di Suez e al crollo del prezzo dei noli a causa del dumping fu poi venduta.

Poi arriva il ‘Flink’ il primo battello in ferro costruito a Lussino.

I Martinolich diventarono dunque armatori senza navi e le redini passarono al papà di Silvio, che gestì il patrimonio immobiliare acquistato durante la guerra e avviò la partecipazione in varie società. Poi morì anche lui, l’ultimo Carlo, e al timone dell’azienda arrivò Silvio, che sognava di fare l’ingegnere automobilistico e invece si è trovato in mezzo alle vele, anche se ormai sono solo quadri e cimeli in ricordo di una storia gloriosa uscita indenne da tutte le tempeste. E può sembrare paradossale, quasi ossimorico, che una dinastia che ha attraversato il pianeta oggi si occupi di immobili, il bene più fisso che esiste. Ciò che conta è che lo fa con la stessa passione e la stessa cura del dettaglio con cui costruiva imbarcazioni e trasportava merci all’altro capo del mondo. Il legame con il mare rimane sulle pareti della sede, dove campeggia il parco imbarcazioni di famiglia, nei nomi degli attuali soci –Ocean e Tripmare– e soprattutto nella vista sul Golfo di cui la Carlo Martinolich srl può godere da quasi cent’anni. 

[In copertina: S.S. ‘Flink’ (1886-1897)]